La bomba atomica e il Progetto Manhattan

Il 9 agosto del 1945, esattamente 74 anni fa, il B-29 Superfortress denominato Bockscar lanciava una bomba atomica su Nagasaki. Ma facciamo un passo indietro per capire l'evoluzione della ricerche americane in campo nucleare nel corso della guerra.
Verso la fine degli anni Trenta vi era ormai la convinzione all'interno della comunità scientifica che una reazione nucleare si potesse provocare artificialmente. La Germania nazista, a causa degli ingenti costi della guerra su più fronti, non fu in grado di portare a termine il progetto nonostante la forte volontà di Hitler. Gli Stati Uniti, invece, anche grazie al contributo di alcuni fisici in fuga dall'Europa, stanziarono miliardi di investimento nel Progetto Manhattan, un programma militare che aveva come obiettivo la costruzione della bomba atomica.

Vi erano principalmente due opzioni per la realizzazione dell'ordigno. Quella che prevedeva l'impiego del plutonio oppure quella all'uranio. Ma l'isotopo 235 dell'Uranio, difficile da separare da quello naturale, comportava grandi costi. La diffusione gassosa non era un processo semplice perché il gas che si creava era molto corrosivo, ma la scoperta di un polimero vinilico altamente viscoso risolse il problema.


Grazia a questa soluzione lo sviluppo della bomba andò avanti e il Progetto Manhattan ricevette altri finanziamenti. Il potenziale distruttivo fu usato per porre fine alla guerra e portare alla resa il Giappone senza tuttavia prendere in considerazione le conseguenze in termini di morti tra i civili.


Un ordigno al plutonio, denominato The Gadget, fu fatto esplodere nel luglio del 1945 presso Alamogordo, nel Nuovo Messico. In questo esperimento, servito come prova generale, i risultati furono ritenuti soddisfacenti dagli esperti.

Si passò quindi alla preparazione di Little Boy, la bomba che sarebbe stata sganciata su Hiroshima circa un mese dopo quel test. Si optò per una bomba all'uranio, con un cannone navale di un metro e mezzo pieno di esplosivo. Il fissile era diviso in due parti e le cariche esplosive servivano a scatenare la reazione a catena, una sorta di effetto domino in grado di spigionare enormi quantità di energia.

La denotazione avvenne a circa 518 metri d'altezza provocando una sovrappressione distruttiva per la città. Una sorta di tempesta e una nuvola alta fino a 3mila metri devastarono il tessuto urbano e la popolazione civile distruggendo gran parte degli edifici fatta eccezione per poche strutture in cemento armato (tra cui la Camera dell'industria e del commercio, l'attuale Memoriale della Pace).

Pochi giorni dopo un'altra bomba atomica, quest'ultima però al plutonio, emanò una potenza compresa tra i 10 e i 30 chilotoni uccidendo all'istante circa 20-30mila persone a Nagasaki. La Seconda Guerra Mondiale finiva così, con un pesante passato di morte e di terrore che avrebbe segnato per sempre la storia dell'umanità.

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