7 dicembre 1941: l'attacco di Pearl Harbor

L'attacco di Pearl Harbor scosse pesantemente l'opinione pubblica americana. Il presidente Frank Delano Roosvelt dichiarò che il giorno dell'attacco doveva essere considerato The Day of infamy. I motivi sono da ricercare nella mancata dichiarazione di guerra da parte del Giappone e dalla conseguente impreparazione delle truppe statunitense in quel 7 dicembre 1941. D'altra parte, cercare delle regole e delle ragioni in guerra è sempre difficile proprio perché i conflitti sono senza giustificazioni e al di là di ogni limite di civiltà.

Il corso della storia è segnato da attacchi senza preavviso, imboscate, cambiamenti di alleanze e tradimenti proprio perché la guerra non ha regole “umane” e a cercarle si cade nel ridicolo. La stessa Germania aveva violato la neutralità del Belgio per aggirare la famosa linea Maginot francese, gli Alleati avevano a loro volta effettuato bombardamenti su siti civili e culturali con il solo scopo di colpire moralmente gli avversari (in questo senso i bombardamenti su Milano sono un esempio significativo). Anche gli americani si resero protagonisti di violazioni del diritto di guerra, in particolar modo in occasione della strage di Canicattì in cui rimasero uccisi dei civili italiani innocenti.


Allora perché l'episodio di Pearl Harbor segnò così tanto la storia del paese a stelle e strisce? Per lo stesso motivo per cui l'11 settembre 2001 ha cambiato la nostra vita quotidiana. I giapponesi furono i primi a violare la sovranità degli Usa e ad attaccare gli americani sul proprio territorio. Nessuno prima aveva osato tanto, nessuno si era spinto a sfidare il gigante in maniera così plateale.



L'attacco, ideato dall'ammiraglio Yamamoto, fu portato avanti da circa 350 velivoli giapponesi e da una manciata di sommergibili. Il risultato fu sorprendente: in poche ore gli americani registrarono grandi perdite e la temporanea fine dell'egemonia nel Pacifico. Ben 141 aerei americani furono distrutti, tre importanti corazzate furono affondate e almeno altrettante gravemente danneggiate per un totale di più di 2400 morti. Numerose altre imbarcazioni, tra cui cacciatorpedinieri e incrociatori subirono seri danni ma non andarono perse. Da parte nipponica il bilancio parla di una trentina di aerei abbattuti, meno di 200 morti e la perdita pesante di tutti i sommergibili tascabili.

A Pearl Harbor tutt'oggi permane il relitto della USS Arizona, sopra il quale è stato costruito l'omonimo monumento commemorativo. Ciò che rimane della corazzata, adagiata sul fondale a pochi metri di profondità, è visibile da una piattaforma molto frequentata dai turisti. Per approfondire la vicenda di Pearl Harbor nei dettagli non perderti le puntate di La Guerra del Pacifico a colori. Dove? Su Alpha59!





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