Un uomo Alpha: Muhammad Ali

In origine era semplicemente Cassius Clay, un pugile di Lousville (Kentucky) con il grande sogno di vincere il titolo mondiale.
La madre era mezza irlandese, il padre un imbianchino. All'età di 11 anni il piccolo Cassius inizia ad allenarsi, l'anno dopo debutta da dilettante nella boxe.

Alle Olimpiadi di Roma del 1960 porta a casa la medaglia d'oro dei pesi mediomassimi, ma il ritorno negli Stati Uniti è tutt'altro che piacevole. Secondo una testimonianza del diretto interessato, il pugile viene discriminato in un ristorante per via del colore della pelle: la segregazione razziale lo segna profondamente nonostante il grande successo sportivo.


All'età di 22 anni diventa a sorpresa campione del mondo, battendo il favorito campione in carica Sonny Liston. Ma la vera svolta è la conversione all'Islam, stimolata dalla Nation of Islam, un'organizzazione fondata da Wallace Fard Muhammad.
Il cambiamento radicale è un modo per contrastare il predominio dei bianchi e i pregiudizi dell'Occidente, una sorta di rifiuto della società e dell'America bianca.



Il 1966 è un'altra data importante nella biografia di Clay, ormai noto come Muhammed Ali. Gli Stati Uniti hanno bisogno di nuove reclute per la Guerra in Vietnam, ma il pugile si rifiuta categoricamente e pubblicamente di rendersi complice del crimine. «Io non ho niente contro i Vietcong. Nessuno di loro mi ha mai chiamato negro» dichiara ricevendo una condanna a cinque anni di reclusione (pena mai scontata) e soprattutto la revoca del titolo e della licenza di pugile.

Gli anni Settanta si aprono con una sconfitta al ritorno all'attività agonistica. Ali viene messo al tappeto da Joe Frazier, il nuovo campione del mondo dei pesi massimi.
La rivincita arriva tre anni dopo nel match del secolo. Entrata nella storia come The rumble in the jungle, la sfida tra Ali e Foreman ha tenuto tutti gli appassionati di boxe con il fiato sospeso. L'evento, ospitato dallo Zaire a Kinshasa, è stato il primo ad essere organizzato da Don King. Ali incassa i colpi dell'avversario con grande coraggio, prima di affondare il colpo decisivo all'ottavo round che mette ko Foreman. Questo può essere definito come il canto del cigno del pugile Lousville che da quel momento in poi si avvia verso la fine della carriera da professionista.

Nel 1976 riusce a battere Frazier a Manila, l'ultimo incontro è datato 11 dicembre 1981 alle Bahamas. Il morbo di Parkinson non gli impedisce negli anni successivi di impegnarsi in prima persona per cause umanitarie e per la lotta contro il razzismo. Al campione si deve anche il merito di aver sensibilizzato l'opinione pubblica sulla Sindrome di Parkinson. Ali è stato un pugile a 360 gradi, un atleta Alpha in grado di portare avanti le proprie idee contro ogni ostacolo.
Per questo motivo, e con buone ragioni, viene ritenuto da alcuni come il più grande sportivo di sempre.





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