Fuochi d'artificio: dall'antica Cina agli spettacoli di Capodanno

Luci ed esplosioni colorate, un frastuono di rumori e boati, questa è la magia dei fuochi d'artificio che da sempre ci impressiona. Ogni notte di Capodanno assistiamo a degli spettacoli incredibili, ma da chi furono inventati i fuochi d'artificio?

Secondo la tradizione circa 1400 anni fa in Cina un monaco era in cerca di una tecnica per scacciare i demoni. Con una canna di bambù e una miscela di nitrato e zolfo costruì una soluzione esplosiva che può essere considerata l'antesignana dei nostri fuochi artificiali.

Nel 1232 è attestato che l'esercito cinese abbia impiegato della polvere pirica contro gli invasori mongoli. Il lancio di alcuni razzi seminò il terrore tra i nemici provocando la loro ritirata.
Certamente è dall'estremo Oriente che arriva questa scoperta sensazionale, tanto che tutt'oggi la capitale mondiale dei fuochi d'artificio è Liuyang, una città cinese che ospita più di 900 fabbriche del settore dando impiego a migliaia di abitanti della regione. In Occidente nel Seicento vi furono due importanti scuole di produzione pirotecnica: la prima in Italia, uno dei paesi con più artigiani specializzati nel campo, l'altra in Germania, a Norimberga.


Soltanto nel Settecento, però, furono aggiunte quelle componenti che danno colore alle esplosioni. Ma qual è la chimica dei fuochi artificiali? Innanzitutto polvere nera, composta da zolfo (intorno al 12%), carbone di legno (13,5%) e nitrato di potassio (circa 75%). Queste quantità possono anche essere leggermente modificate: aumentando il nitrato, fino ad un massimo dell'80% in composizione, si può aumentare la potenza esplosiva. Aggiungendo, invece, carbone avremo una velocità maggiore di reazione, ma un minore sprigionamento di calore.
 
I prodotti della reazione, fra i quali metano, acqua e anidride carbonica, provocano lo slancio dell'esplosione verso l'alto che tutti conosciamo. La colorazione, come accennato in precedenza, si deve alla presenza di metalli: il litio provoca una cromatura rossa, il sodio gialla, il rame blu.  Tutti questi composti sono racchiusi in un involucro esterno di cartone.
Tra il nucleo e la parte più esterna vi sono le cosiddette stelle di polvere pirica, responsabili della traccia luminosa. L'accensione della spoletta causa la deflagrazione della carica al centro della struttura; in una sorta di reazione a catena vengono quindi coinvolte le stelle che vengono proiettate in cielo con direzioni e traiettorie variabili a seconda dell'assemblamento dei fuochi artificiali.

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