New Horizons, la sonda della Nasa ai confini del Sistema Solare

“Spazio, ultima frontiera”...iniziavano così gli episodi di Star Trek con la Enterprise diretta verso lo spazio ignoto. Non siamo ancora arrivati a quelli livelli sofisticati di tecnologia, ma la New Horizons della Nasa è sicuramente  quanto di più avanzato siamo riusciti a costruire per esplorare l'universo.

La sonda spaziale è stata lanciata il 19 gennaio 2006 da Cape Canaveral con l'obiettivo di raggiungere Plutone e il satellite Caronte per compiere degli studi geologici e un'analisi dell'atmosfera dei due corpi celesti. Viaggiando ad una velocità di quasi 60mila km/h la New Horizons ha battuto ogni record e si è confermata come il mezzo più veloce mai costruito dall'uomo.

Dopo qualche mese dalla partenza il razzo è entrato nell'orbita di Marte ad una velocità di 21 km/s, prima di oltrepassare la fascia di asteroidi e successivamente Giove. Poi un lungo viaggio di altri due anni per avvicinarsi a Saturno, altri tre per Urano e altrettanti per Nettuno. Distanze siderali percorse in solitaria dalla sonda che intanto inviava a Washington importanti dati sugli asteroidi, i satelliti e sulla composizione dell'atmosfera dei pianeti.

Poi, dopo una lunghissima attesa, il grandissimo successo del 2019. Il primo giorno di quest'anno la notizia rimbalza direttamente dagli Stati Uniti. La fotocamera avanzata MVIC (Multicolor Visible Imaging Camera) in dotazione alla New Horizons ha inviato le ultime foto scattate ad Ultima Thule o 2014 Mu69. Dall'immagine con risoluzione 135 metri per pixel è possibile notare un collare in prossimità del restringimento del corpo.




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Meet #UltimaThule! After flying by the most distant object ever explored, our New Horizons spacecraft beamed back the first pictures and science data. These new images, taken from as close as 17,000 miles, revealed that this object is a “contact binary,” consisting of two connected spheres. End to end, Ultima Thule measures 19 miles in length. The team has dubbed the larger sphere “Ultima” and the smaller sphere “Thule”. The team says that the two spheres likely joined as early as 99 percent of the way back to the formation of the solar system, colliding no faster than two cars in a fender-bender. It likely formed over time as a rotating cloud of small, icy bodies started to combine. Eventually, 2 larger bodies remained and slowly spiraled closer until they touched, forming the bi-lobed object we see today. Studying Ultima Thule is helping us understand how planets form — both those in our own solar system and those orbiting other stars in our galaxy. Data from the New Year's Day flyby will continue to arrive over the next weeks and months, with much higher resolution images yet to come. Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute #nasa #space #kuiperbelt #ultimathule #science #explore #spacecraft #newhorizons #newyearseve #newyearsday #discovery #contactbinary #data #spheres #solarsystem

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Questo oggetto della Fascia di Kuiper, omonimo della mitica terra estrema della mitologia antica, fu osservato per la prima volta dal Telescopio spaziale Hubble. Ora abbiamo finalmente un'istantanea realizzata con un grandangolo a circa 6700 km di distanza.
Ufficialmente il 1 gennaio 2019 la Nasa ha raggiunto il punto più lontano dalla Terra e mai esplorato dall'uomo ad una distanza di 6,4 milirdi km dal nostro pianeta.

La missione della New Horizons dovrebbe concludersi definitivamente nel 2026, mentre per il 2038 – incrociando le dita – se non dovessero esserci problemi tecnici la sonda potrebbe giungere a 100 UA (unità astronimica, cioè la distanza media tra la Terra e il sole) dal sole!





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