Ingegneria dei disastri: quando la catastrofe è nucleare

La serie Ingegneria dei disastri approfondisce alcune dinamiche nelle più grandi catastrofi della storia contemporanea. I drammatici incidenti nucleari rientrano sicuramente in questa categoria per via delle conseguenze sulla popolazione e sul territorio circostante. L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica classifica gli incidenti nucleari e radiologici in sette livelli (Scala INES) a seconda della gravità. Scopriamo quali sono stati quelli più pericolosi negli ultimi settant'anni.

- KHYSHTYM (Grave - Livello 6)
Immaginatevi un’immensa esplosione capace di far sparire diversi villaggi e addirittura un fiume. Sono state propri questi gli effetti della catastrofe di Khyshtym nel 1957, città russa nell’oblast' di Cheljabinsk (a 1500 km da Mosca). Circa 8 mila persone abbandonarono la zona senza più farvi ritorno a causa della propagazione di una nube radioattiva di migliaia di km. Il Partito Comunista ha sempre evitato di fornire dettagli sull’accaduto, ostacolando ogni tipo di analisi e negando l’accesso agli stranieri fino al 1992. Tuttavia, è noto che nello stabilimento veniva prodotto plutonio da utilizzare nella fabbricazione di bombe atomiche.



- THREE MILE ISLAND (Conseguenze significative - Livello 5)


Se Mosca piange, Washington non ride. La corsa agli armamenti e l’ossessione per il nucleare ha portato gravi conseguenze anche nel paese a stelle e strisce. In Pennsylvania, più precisamente nei pressi di Three Mile Island, si verificò il più importante meltdown nucleare degli Stati Uniti. Nella notte del 28 marzo 1979 si scatenò un incidente a partire dal circuito di refrigerazione secondario. In rapida sequenza la valvola di sicurezza (PORV) non si richiuse, il disco di rottura (dispositivo di sicurezza intorno ad oggetti ad alta pressione) si spezzò, il nocciolo subì una parziale fusione. Fu subito dichiarato lo stato d’emergenza con l’evacuazione dell’intera popolazione che viveva nelle vicinanze. La perdita fu presto tamponata, ma negli anni seguenti negli Stati Uniti furono varate nuove norme di sicurezza.


- FUKUSHIMA (Catastrofico - Livello 7)
Il caso di Fukushima è un’eccezione. Infatti, in seguito al terremoto e conseguente maremoto nella regione giapponese di Tohoku nel 2011, la centrale subì un allagamento. L’innalzamento delle acque aveva mandato fuori uso l’impianto elettrico e successivamente il sistema di refrigerazione d’emergenza. Solo nove ore dopo arrivarono generatori diesel per fornire l’energia necessaria, ma dei sei reattori, solo Dai-ichi 5 e Dai-ichi 6 non riportarono danni rilevanti. Tuttavia, nonostante gli sforzi del governo, i canali di scarico dei reattori depositarono in mare enormi quantità di cesio, cobalto e iodio con gravi conseguenze sull’ecosistema marino.
  

- TOKAIMURA (Conseguenze locali - Livello 4)
Nel 1999 la cittadina di Tokaimura passò tristemente alla cronaca per un incidente verificatosi in uno stabilimento della JCO, una fabbrica per la preparazione di combustibile nucleare. Alcuni operai inserirono 16 kg di uranio (ben 13 kg in più del consentito) in una vasca di purificazione di acido nitrico. Una reazione a catena autoalimentata costrinse gli operatori alla fuga immediata e 300mila persone ad abbandonare il territorio circostante. L’intervento di tre esperti limitò i danni dell’incidente: due di loro, purtroppo, morirono in seguito a causa dell’esposizione alle radiazioni.
 

- CHERNOBYL (Catastrofico - Livello 7)
La più famosa tra le catastrofi nucleari è forse quella di Chernobyl', simbolo della decadenza dell’unione Sovietica. Già nel 1982 un incidente aveva provocato fuoriuscite di elementi radioattivi, costringendo il KGB ad aprire un fascicolo di indagine. Il 26 aprile del 1986, nella centrale dell’Ucraina settentrionale a circa 100 chilometri da Kiev, i tecnici, dopo aver disattivato il sistema d’emergenza,  fecero diminuire la potenza del reattore 4 per effettuare un test.  A quel punto il nocciolo si surriscaldò dando segni evidenti di instabilità.
Con il reinserimento delle barre si verificò un picco di potenza che distrusse le barre di alimentazione di uranio. A quel punto tutte le tubature esplosero disintegrando lo schermo di protezione del reattore. Iodio e Cesio si dispersero nell’atmosfera, mentre veniva emessa una radioattività tra i 50 e i 200 milioni di Curie (più di cento volte rispetto alle bombe su Hiroshima e Nagasaki).
 

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