Operazione Odessa: il legame tra le SS e l'America Latina

Sul finire della Seconda Guerra Mondiale diversi nazisti iniziarono a prendere in considerazione l’ipotesi della fuga in caso di sconfitta tedesca. In ambito storiografico l’acronimo ODESSA (da Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, cioè Organizzazione degli ex membri delle SS) sta ad indicare una rete formata da alti dirigenti delle SS e da collaborazionisti del Terzo Reich avente l’obiettivo di creare un’alternativa ad una condanna a morte certa.

Alcuni studiosi ritengono che non sia mai esistita un’organizzazione di questo tipo, ma che ogni criminale abbia orchestrato da sé la propria fuga. La maggior parte degli storici, invece, è convinta che sia stato propria un sistema capillare di coordinamento a garantire un canale privilegiato per Eichmann e compagni.

IL PIANO - Le origini dell’operazione Odessa risalgono al 1944, quando lo sbarco in Normandia aveva fatto saltare tutti i piani di vittoria di Hitler. Secondo alcune fonti, il 10 agosto di quell’anno si riunirono a Strasburgo una settantina di gerarchi tedeschi che, a dispetto delle ottimistiche previsioni del Führer, iniziarono ad attuare un piano per sfuggire alla giustizia. Tra i complici di queste trame vi erano noti banchieri, imprenditori, ecclesiastici e persone di potere. Nel campo finanziario i nazisti ebbero l’appoggio soprattutto di società in paesi neutrali, come Svizzera e Spagna, e di paesi d’oltreoceano come Paraguay, Argentina e Brasile. Da una parte i paesi ospitanti ricevevano ingenti capitali, dall’altra fornivano tutto il supporto necessario a rocambolesche fughe. Proprio il paese elvetico fu un importante snodo logistico per via della vicinanza ad Austria e Germania e per la stabilità (ma chiamiamola anche invulnerabilità) politica che lo ha sempre contraddistinto: da lì in poi sarebbe stato difficile per gli Alleati rintracciare i fuggiaschi.




GLI AIUTI - Un ruolo cruciale sembra averlo avuto anche il Vaticano. La Ratline, altrimenti nota come “via del topo”, era un sistema di evacuazione dei nazisti creato principalmente dal vescovo austriaco Alois Hudal grazie anche all’aiuto di diversi monaci e prelati. Il coordinamento tra i monasteri dell’Alto Adige, dell’Austria, della Svizzera e dell’area balcanica (agli ordini di Padre Draganovic) facilitò di molto il passaggio dei confini tra gli stati con destinazione Genova. Dalla città ligure, poi, partivano le navi dirette verso l’Oriente o verso il Sudamerica.

SUDAMERICA - La mèta più gettonata fu l’Argentina, paese in cui si rifugiò, ad esempio, l’ex responsabile operativo dei campi di concentramento Adolf Eichmann. Analoga sorte per il medico di Auschwitz Josef Mengele che, procuratosi documenti falsi presso Termeno (Alto Adige), si recò prima in Paraguay e poi in Brasile dove visse fino al 1979. Secondo la teoria esposta dal giornalista Gerrard Williams, anche lo stesso Hitler (in compagnia di Eva Braun) dopo la caduta di Berlino sfuggì alla morsa dei russi: un aereo della Luftwaffe lo avrebbe trasferito dalla capitale tedesca fino in Danimarca da dove poi sarebbe ripartito in direzione della Spagna franchista. A quel punto ad attenderlo a Fuerteventura ci sarebbe stato un sottomarino segreto pronto a guidarlo in Cile e poi in Argentina.

Le teorie relative ad una possibile fuga del Führer in America Latina saranno spiegate meglio nello speciale di Alpha che andrà in onda a partire da sabato 13 novembre. Non perdetevi Hunting Hitler! Dove? Solo sul canale 59 del digitale terrestre! Per maggiori informazioni sulla programmazione consultate la Guida Tv!



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