Elon Musk: Tesla, SpaceX e...quei Tweet di troppo

Un mese fa, in un'intervista con il comico Joe Rogan, aveva fatto un paio di tiri da uno spinello in diretta dopo aver bevuto un buon bicchiere di whiskey. Stiamo parlando di Elon Musk, imprenditore sudafricano con un patrimonio di 20.9 miliardi di dollari, nonché una delle personalità più influenti a livello globale.

Senza dubbio è un personaggio fuori dal comune, capace di fondare due società del livello di Tesla e SpaceX in grado di rivoluzionare rispettivamente l'industria aumobilistica e la ricerca nel settore aerospaziale. Poi c'è il lato oscuro e irresponsabile del suo carattere, quello che non ti aspetti da un dirigente miliardario che ha alle proprie dipendenze migliaia di lavoratori.


Un suo Tweet di pesce d'aprile in cui dichiarava ormai fallita la Tesla provocò una caduta del 17% del valore delle proprie azioni. Lui la prese sul ridere nonostante le pesanti accuse da parte degli investitori. La sua goliardia si è manifestata anche nella scelta dei nomi dei modelli Tesla che risultano un po' strani a prima vista: Model S, Model 3, Suv Model X e Model Y. Messi uno accanto all'altro formano la parola “S3XY”. Musk ha voluto giocare con le lettere per formare la parola “sexy”.



La passione per lo spazio, invece, è nata con il lancio del Falcon 1 e del Falcon 9, a cui seguì quello spettacolare del Falcon Heavy che proiettò il modulo Dragon contenente una Tesla Roadster in direzione Marte. Da quel momento un paio di stravaganti idee hanno continuato a vagare nella mente dell'imprenditore sudafricano: la prima ha portato a programmare un viaggio (previsto per il 2023) verso la Luna con il primo turista dello spazio, il famoso miliardario giapponese Yusaku Maezawa. La seconda “follia”, invece, è stata quella di mettere anima e corpo nel progetto di colonizzazione di Marte nel breve periodo.

Di certo, quando Musk si mette in testa qualcosa è difficile fargli cambiare idea. Nemmeno la bocciatura pubblica da parte della Nasa per i suoi esperimenti “marziani” sembra fermarlo, nemmeno la crisi aziendale con tanto di dimissioni dei due big Dave Morton (direttore finanziario) e Gabrielle Toledano (capo risorse umane) che hanno fatto sprofondare i titoli in borsa.

Ad agosto l'ultimo episodio da prima pagina. Ancora una volta Musk si lascia scappare un Tweet di troppo nel quale dichiara che sta considerando di rendere Tesla privata a 420 dollari per azione. Wall Street non glielo perdona e fa mobilitare la SEC (Security and exchange commission) che gli infligge una multa di 40 milioni di dollari e l'obbligo di dimissioni da presidente di Tesla. Musk, però mantiene la carica di CEO e promette grandi novità per il futuro. Quale sarà il prossimo coniglio che uscirà dal cilindro?



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