I signori della droga

Alcuni narcotrafficanti sono noti in tutto il mondo, anche a chi non si fa affascinare dall’universo della criminalità organizzata che passa in televisione. Il primo nome a venire in mente è sicuramente quello di Pablo Escobar che, all’apice della sua fortuna, nel 1989, si collocava tra gli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio di 30 milioni di dollari e controllava l’80% del traffico globale di cocaina. Lo stesso acume finanziario e la stessa mancanza di scrupoli si ritrovano in un altro personaggio, altrettanto noto: Joaquín Guzmán, meglio conosciuto come “El Chapo”. Famoso per le audaci fughe dai penitenziari, Guzmán, a capo del cartello di Sinaloa, ha basato i suoi affari sul traffico di cocaina, marijuana, eroina e metanfetamina, esportate in Usa, Europa e Asia.
Se, oltre a questi due, non conoscete altri personaggi che si sono guadagnati il titolo di “Signore della droga”, provvediamo noi ad aggiornarvi, con una lista dei cinque narcotrafficanti più influenti.

Leroy “Nicky” Barnes

New York Times Magazine

Leroy “Nicky” Barnes si è guadagnato un nome ad Harlem nel 1970 per aver fondato il Consiglio, un’organizzazione criminale affiliata alla mafia italo-americana. Nonostante abbia avuto diversi intoppi con la legge, Barnes si guadagnò la fama di essere “intoccabile” per la legge: nessun giudice o procuratore  avrebbe potuto costruire un’accusa che lo tenesse in carcere, non importava per cosa - e con cosa - venisse fermato.
All’apice dei suoi traffici, nel 1974, Barnes aveva centinaia di sottoposti e uno stile di vita a dir poco sfarzoso; per evitare che il suo notevole parco macchine venisse sequestrato fondò una società di leasing, grazie alla quale da nessuna delle auto si poteva risalire a lui.
Nel 1977 il New York Times gli dedicò una copertina e un articolo, scritto da Fred Ferretti, in cui si parlava delle sue imprese illegali e di come sembrasse schernire la legge: era la sua consacrazione a Mr Intouchables, Mr Intoccabile. L’articolo giunse alla scrivania dal presidente Jimmy Carter, che pretese fossero moltiplicati gli sforzi per catturarlo .


L’anno successivo Nicky Barnes venne preso e condannato al carcere a vita senza condizionale, dopo aver guidato quello che, secondo il procuratore che aveva diretto le operazioni di cattura, era “il più grande, redditizio e corrotto giro di droga a New York”.
Nel 1984 Barnes venne a sapere che la sua ragazza aveva una relazione con un altro uomo del Consiglio e questo tradimento lo spinse a collaborare con la giustizia: la pena gli fu ridotta a 35 anni e nell’agosto 1998 Barnes è tornato un uomo libero.

Griselda Blanco

Magnolia Pictures

Pensavate che il traffico di droga fosse una cosa da uomini? La figura di Griselda Blanco vi farà cambiare idea: la “madrina della droga” infatti era già in affari quando Pablo Escobar ancora rubava auto a Medellin.
Cresciuta dove scippi e prostituzione costituivano la norma, le cronache riportano che Griselda alla tenera età di 11 anni rapì un ragazzino che poi uccise quando la famiglia non riuscì a pagare il riscatto. Al di là delle dicerie, la vita di Griselda Blanco si svolse sempre in ambienti illegali: il suo primo marito, Carlos Trujillo, era un trafficante di esseri umani, mentre il secondo, Alberto Bravo,con il quale Griselda si trasferì a New York, trafficava cocaina. Prima del loro arrivo erano le famiglie italiane a tenere il giro dello spaccio, ma la coppia riuscì a inserirsi e a guadagnare in poco tempo milioni di dollari, anche grazie all’astuzia di Griselda: gli affari si svolgevano in un negozio di lingerie, dal quale usciva biancheria con scomparti segreti per la cocaina.
Tutto questo movimento attirò l’attenzione delle forze dell’ordine, che arrestarono entrambi nel 1975 durante l’operazione Banshee, la retata più grande dell’epoca. I due riuscirono a fuggire in Colombia, dove ancora non esistevano misure di estradizione e pare che in questo periodo Griselda abbia ucciso il compagno, così come aveva fatto con il primo marito.
Tornata negli Stati Uniti dopo l’esilio temporaneo, Griselda si stabilì a Miami, in Florida, dove i suoi affari raggiunsero la massima espansione. La ricchezza e la spregiudicatezza che aveva dimostrato di avere fin da bambina accentuarono la sua crudeltà: fu la mandante di centinaia di omicidi, compiuti per mezzo dei suoi sottoposti. Fece moltissimo scalpore la sparatoria al Dadeland Mall, a Miami, che avvenne in pieno giorno in un centro commerciale per famiglie. Così gli americani vennero conoscenza dei “cowboy della cocaina” e il sud della Florida ottenne la fama di selvaggio west.
A metà degli anni ’80 fu arrestata e alla fine della condanna fu deportata in Colombia, dove è stata poi assassinata nel 2012.

Amado Carrillo Fuentes


Libertad Digital

Amado Carrillo Fuentes, nonostante avesse la strada spianata in quanto nipote del capo del cartello di Guadalajara, si guadagnò la sua posizione nel cartello di Juárez uccidendo Rafael Aguilar Guajardo e prendendone il posto di leader nel 1970.
A differenza degli altri narcotrafficanti di quel periodo, che conducevano una vita sfarzosa e appariscente, Carrillo Fuentes tenne sempre il profilo basso dell’uomo d’affari, riuscendo ad accumulare ricchezze per 25 miliardi di dollari. Era famoso come “Signore dei cieli” per l’abitudine di trasportare la droga per via aerea e si dice che impiegasse il 60% dei suoi miliardari profitti per corrompere le autorità ed evitare la cattura.
Ricercato dalle autorità messicane e statunitensi, Carrillo Fuentes si sottopose a un intervento chirurgico per modificare il suo aspetto, ma morì poco dopo, non per le conseguenze dell’operazione, ma per un mix di anestetici e sonniferi che il suo cuore non riuscì a reggere.

Osiel Cárdenas Guillén

Dallas News

Con un passato da meccanico e da poliziotto, Osiel Cárdenas Guillén salì a capo del cartello del Golfo uccidendo nel 1999 il suo amico e rivale Salvador Gómez, gesto che gli fece guadagnare il soprannome di “Mata amigos”.
All’apice del potere Cárdenas Guillén inondava il sud degli degli Stati Uniti di cocaina e marijuana e si creò una guardia personale,  “Los Zetas”, braccio armato del cartello, reclutando i disertori del GAFE - Grupo Aeromóvil de Fuerzas Especiales - un gruppo di forze speciali dell’esercito messicano.
Tutta questa protezione però non gli fu utile: nel 2003 fu arrestato e successivamente estradato negli USA, dove accettò di collaborare e dove 30 milioni di dollari, parte del profitto illegale da lui accumulato, è stato distribuito per combattere proprio il traffico di droga perfezionato da Cárdenas Guillén.

Frank Lucas

One West Magazine

Frank Lucas ha iniziato la sua carriera criminale come ladruncolo nel Nord Carolina, quando poi si è trasferito ad Harlem ha cominciato la scalata al potere come sottoposto del boss di zona, Ellsworth “Bumpy” Johnson, di cui prese il posto al momento della morte, nel 1968.
Diversamente da tutti gli altri narcotrafficanti, che si rifornivano in America centrale, Lucas pensò di approfittare della guerra del Vietnam per importare la materia prima dal sud-est asiatico, eliminando gli intermediari e quindi abbassando il prezzo finale. La trovata insospettabile era il posto in cui, grazie all’aiuto di diversi militari corrotti, l’eroina veniva trasportata: 28 bare in tutto e per tutto uguali a quelle dell’esercito americano in cui era stato costruito un doppio fondo per nascondere la droga. L’altra differenza stava nella qualità dell’eroina, da Lucas stesso soprannominata “Blue Magic” per l’alta percentuale di purezza - il 10% - che la rendeva molto richiesta. Frank Lucas sosteneva di riuscire a guadagnare, grazie alla Blue Magic, un milione di dollari al giorno.
L’errore che lo portò nel mirino delle autorità fu il suo stile di vita esagerato - indossava pellicce di cento mila dollari, agli eventi aveva posti migliori di molte celebrità - e l’arresto arrivò nel 1976, con una pena da scontare di 70 anni, poi ridotti per la sua decisione di collaborare con la giustizia.

 



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