Avventure


Sono un ex pilota offroader, 7 anni fa dopo vari problemi di salute sono arrivato a fare degli esami e mi fu diagnosticato il cancro. Col chirurgo davanti mentre parlava, mi sentivo strano, confuso, quasi felice e leggero e lo guardavo mentre parlava con me.

Lo sentivo quasi ovattato mentre nella mia mente si affollavano i pensieri, centinaia di pensieri. La diagnosi era che non fosse operabile, circa 15 metastasi tra le quali quella più grossa era di circa 13 cm tra l'altro aggrappata alla carotide e alla giugulare.

Inizia così la mia avventura e uscito dall'ospedale, le lacrime scorrevano da sole mentre io in autostrada con la mia auto premevo sull'acceleratore e le immagini di una vita mi passavano davanti.

Iniziai la ricerca di un medico che mi desse un secondo parere ma in circa 4 mesi, 6 ospedali non vollero operarmi sostenendo che fosse troppo esteso e il tempo sembrava fermarsi mentre però i ricordi scorrevano velocissimi.

In realtà io stavo bene ed era come se non mi ritrovassi in me stesso. Non avevo dolori ne altri sintomi ad eccezione di una stanchezza estrema .

Poi la svolta, trovai il chirurgo che accettò di operarmi senza pensare ai risvolti economici come invece gli altri 6 ospedali e finalmente un'orizzonte apparve. Nelle settimane che passarono prima dell'intervento sembrava tutto surreale, guardavo la gente che mi circondava e pensavo che quasi certamente non l'avrei più rivista e pensavo a chi avesse avuto con me delle liti mai chiarite o a parenti lontani che avrei voluto rivedere ma soprattutto i miei figli e i miei genitori. 

A pranzo spesso incrociano gli occhi di mia madre e i silenzi erano insopportabili e rifuggivo gli sguardi. Gli amici invece per l'imbarazzo a volte cercavano di evitare anche il dialogo.

In questa atmosfera, arrivò il giorno dell'intervento.

La mattina alle 7 ero già lì pronto per la sala operatoria e dopo poco entrai. Mentre gli anestesisti mi preparavano, avvertivo il gelo del tavolo operatorio e sapevo anche perché fosse così, del perché di quell'acciaio sotto di me e pensavo agli sguardi dei miei fuori della sala operatoria. Cercai di capire quando chiudevi gli occhi concentrandomi ma non nci sono riuscito. 

Sono stato dentro circa 13 ore, non furono ore semplici. L'attaccamento alla vita e le parole del medico il quale mi disse che difficilmente ne sarei uscito, erano dentro la mia testa, e l'aver scommesso sui 6 mesi che mi restavano per tentare l'intervento, sembrava di colpo la scelta meno opportuna. Furono ore che la mia mente ricorda, come se aspettasse di svegliarsi. Al punto che ho sognato che mi operavano e qualcuno dice che non fu un sogno ma una EEC.

Comunque ricordo una sensazione di attesa di aprire gli occhi e si aprirono.

Ero vivo ma dolorante.

Fu un intervento devastante a cuore fermo e stabilizzatore extracorporeo.

Dopo di quello ebbi altri 7 interventi e oggi sono qui a scrivere raccontando di una luce che mi tenne compagnia per quasi tutti gli interventi. Appena ho potuto, ho rimesso la moto in condizioni di viaggiare e partito da casa in in caldo giorno di giugno, ho girato quasi tutta l'Europa senza meta e senza un tempo. Oggi sono pronto per la mia avventura, voglio attraversare l'Africa come Livingstone e attraversare il namib fino al sud. Perché se hai la fortuna di accorgerti che la tua vita in fondo non è poi così certa e scontata, devi solo seguire le tue passioni e la mia è l'avventura tra deserti e terre selvagge.

G.G











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